EPTAGONO 2.0 – Silenziosa

Il 2026 vede la sesta edizione di EPTAGONO che, da Gressan, si trasferisce ad Aosta e diventa “EPTAGONO 2.0”.
SILENZIOSA è il titolo di questa edizione e, il silenzio, è la musa ispiratrice che diventa territorio di crescita interiore.
TRE appuntamenti al posto di SETTE, ma la rassegna resta in piedi; anche per dare un segnale di resistenza e di resilienza alla comunità che da 6 anni ci segue e ci sostiene.
Un’edizione ridotta, questa, ma viva e vivace anche in risposta alla poco lungimirante rotta intrapresa dalla nuova amministrazione di Gressan che ha scelto di buttare via il bambino insieme all’acqua che… non era manco sporca.
Abbiamo scelto il silenzio. Per il 2026 questo è stato il “territorio” che abbiamo voluto indagare. Silenzio inteso come “matrice feconda”, come potenzialità da cui – ogni parola “autentica” – trae origine. Silenzio come “utero spirituale”: “posto” in cui, prima che la Parola si esprima nella creazione, dimora nell’infinito silenzio divino. Silenzio in quanto “Regno” da cui nasce il “Verbo”; condizione necessaria, quindi, perché la parola possa avere forza, senso e potere creativo. Condizione talmente necessaria che, chissà perché, abbiamo tutti – ahimè – imparato a farne a meno.
CRONOPROGRAMMA
VENERDI 18 SETTEMBRE
UN’IMMAGINE CENTO PAROLE
Abbiamo scelto il duplicato come fonte per considerare la realtà. Per vederla. Per ascoltarla. Per riceverla. Un dipinto, una musica, una danza, uno spettacolo, un testo, una città, una fotografia… sono tutti duplicati del reale. Sono il reale; e a tempo stesso non lo sono. Ma lo sono. Appartengono a ciò che io definisco: “il vero per finta”, cioè “l’autentico”; che è l’anima del reale.
Sono tentativi ostinati e meravigliosi, con cui (fin dai tempi dei graffiti delle caverne), noi uomini, cerchiamo di rappresentare (per osservare e comprendere), ciò che nel reale, ci sfugge di continuo. Le immagini ci raccontano ciò che vediamo e che non riusciamo a intendere. Ce lo fanno capire. Le immagini e le parole, allora, diventano il filtro attraverso cui osservare, o meglio – VEDERE – ciò che altrimenti rischierebbe di sfuggirci di continuo, se non addirittura di annientarci.
Nel silenzio di un’immagine bisbigliano tutte le parole del mondo ma nell’ordine che ci consente di contemplarle, di riceverle… di metabolizzarle. Nel silenzio, l’immagine si inserisce nella frequenza che possiamo ricevere… e allora ecco che… VEDIAMO.
Guardando 7 fotografie di Ugo Lucio Borga (fotografo di guerra) Andrea Damarco ha cercato 700 parole; non una di più, non una di meno (potete contarle, se vi pare); e le ha trovate.
Non per rompere il silenzio, ma per starci dentro. 7 donne le hanno scelte, e le hanno fatte diventare voci comuni che sono tornate a farsi immagini. 7, per l’esattezza. Quelle che Ugo ha estratto dalla guerra.


VENERDI 25 SETTEMBRE
A CIASCUNO IL SUO SILENZIO
Priorato di Saint Pierre – ore 18:30
Pubbliche riflessioni in dialogo tra loro con Paolo Curtaz e Gianni Nuti
Introduzione di Andrea Damarco
Come si fa a indagare il silenzio… parlandone? E, quindi, infrangendolo?
Come si può parlare di qualcosa utilizzando come “strumento di lavoro” il suo esatto contrario: “la parola”?
Socrate dice: “il contrario genera il proprio contrario”; quindi, forse, un poco siamo già sulla strada giusta…
Abbiamo scelto il “Priorato di Saint Pierre” (che ci ha accolti) per questo appuntamento, luogo in cui – il silenzio – non è una pausa tra un rumore e l’altro, ma il posto in cui l’anima contempla la sua patria natìa (la sua Itaca), per preparare al meglio un consapevole ritorno. Ma anche – e soprattutto – una buona permanenza sulla terra.
Quando diciamo “anima” intendiamo riferirci a quella “cosa” che, raccoglie ed elabora – e ama – senza mai spaventarsi e senza mai giudicare, ogni nostra esperienza; e non la conserva sotto vuoto escludendola dal mondo (come fa un barattolo con la marmellata), ma la rilascia, o meglio, la restituisce sotto nuova forma al cosmo che, come Dante intuisce nel XXVII del Paradiso: “non ha altro dove se non la mente di Dio“

VENERDI 2 OTTOBRE
IL SUONO DEL SILENZIO
Biblioteca regionale Bruno Salvadori – ore 18:00
Nell’epoca del rumore onnipresente, riscoprire e coltivare il silenzio è un atto politico, una forma di resistenza: il punto di partenza per una nuova ecologia sociale ed esistenziale.
Da sempre il silenzio inquieta. Evoca paura e disagio. È l’ultimo gesto, la fine. La nostra società – iperveloce, perennemente connessa – non tollera l’assenza, la rimuove. Viviamo, senza rendercene conto, in un sottofondo incessante di parole, distrazioni, stimoli. Il rumore, digitale e sociale, sta saturando ogni interstizio dell’esperienza. Parlare è la norma, tacere è sospetto.
Eppure, nel flusso di sollecitazioni in cui siamo immersi, la vera rivoluzione è il silenzio, che non è una semplice assenza di suoni, ma un terreno fertile dove possono nascere il pensiero, la creatività, la consapevolezza e l’empatia.

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