CADUTA LIBERA

di Andrea Damarco e Alessandro Stevanon

È un cortometraggio creato in occasione del convegno “IL MALE OSCURO – i nuovi volti della depressione”.

È il tentativo di rappresentare, attraverso la finzione cinematografica, l’origine di una catastrofe sempre più diffusa: la depressione.

In ogni persona, in qualunque momento della vita, a causa di mille ragioni, possano manifestarsi i sintomi di un disagio (normale, anche necessario), di una crisi, dal greco krísis: separazione, scelta, giudizio…

Se trascurata, però, se non affrontata aperta-mente (e quindi trasformata in occasione per realizzare profondi, e a volte necessari – e positivi – cambiamenti), rischia di trasformarsi in una tragedia: la distruzione di una persona; e, spesso, delle persone che più lo amano.
In una lenta e inarrestabile caduta libera.

Alcuni si credono Napoleone c’hanno delle fisse c’hanno non riescono più a stare in mezzo agli altri cioè vivono come una realtà parallela e non stanno bene non stanno bene sono matti io non sono mica matto è che da qualche tempo cioè non è che parlo da solo o mi sento qualcun’altro o sento le voci no è che pensieri c’ho un casino di pensieri e fatico a metterli in ordine in fila non mi riconosco è un periodo che è così poi passa lo so intanto però è come se è che sono stanco anche perché mi carico di impegni che poi come se tutto si fosse complicato un senso di emergenza continua ecco cioè s’è inceppato insomma non scorre liscio come prima non so ma ecco è un periodo lo so che passa me lo ripeto di continuo ma c’ho la sensazione che prima o poi scoppia un casino Madonna c’ho non so non so devo devo devo calmarmi sono stanco sono più che stanco spossato devo fffatica

Un uomo passeggia tra gli scaffali di un supermercato. Tutto normale… in apparenza. È un uomo qualunque in un supermercato qualunque in una qualunque città. E qualunque cosa pensi sono fatti suoi. Tuttavia, quell’uomo si sta allontanando. Ma nessuno lo sa. Anche perché, quell’uomo non intende parlarne. E, se nessuno lo sa, nessuno potrà aiutarlo. Nemmeno lui stesso, sé stesso.

A volte, da soli, senza gli strumenti adeguati, ci si può perdere.

A volte, certi pensieri, in certi momenti, sono come piccole ferite che, se trascurate, un poco alla volta, si infettano e infettano tutto quanto.

A volte, per pudore, per ignoranza, si preferisce tenerle nascoste e tentare di curarle da sé.

A volte, quando si decide di farle vedere a un esperto – perché non guariscono – è tardi: quelle ferite, quelle infezioni hanno dato vita a una cancrena.

A volte, allora, non basta più un semplice antibiotico o una piccola incisione: occorre amputare, per salvare il salvabile.

A volte, anche amputare non basta: è marcito tutto.

Eppure, all’inizio, era un banale taglietto.