
Rassegna – sotto i ponti
due storie appartate
sotto lo scorrere del tempo
un progetto originale di Replicante teatro
Sotto i ponti, un tempo, i viandanti trovavano riparo e, in attesa di riprendere il cammino, assistevano alla tempesta come sotto un grande ombrello.
Sopra i ponti, la storia ha disegnato la geografia del mondo. Sotto, ha lasciato che il presente trovasse riparo inventando una pausa.
In quella pausa, due storie (di un’umanità fragile) appartate sotto lo scorrere del tempo.
24 agosto – Acalcinci di Replicante teatro
(da “Zlateh, la capra” di I. B. Singer)
con Andrea Damarco: parole – Matteo Cosentino: percussioni – Federico Gregori: chitarra – Carlo Alberto Lupo: violino – Andrea Minieri: basso
a seguire: pubbliche riflessioni di Ugo Lucio Borga e Roberto Mancini
Concerto/spettacolo suonato e narrato da quattro musicisti e un attore. Insieme, raccontano una storia che appartiene a una cultura che un tempo fu orale, quella “Ashkenazita”. Alla cultura, cioè, di quegli ebrei che si stabilirono nell’Europa centrale e orientale dopo la diaspora, e che fu tra-scritta, insieme a tante altre, da Isaac Bashevi Singer, per paura che un giorno si ripresentasse il nazismo, o qualche altro buco nero, e potesse cancellarla. Lei e quella stessa cultura. E il buco nero si è riaperto. Dove meno ce lo saremmo aspettato. Ma forse no… Perché il dolore, a volte, rende l’uomo saggio… altre volte, no; e lo trasforma nello stesso demone che un tempo attentò alla sua stessa esistenza.

14 settembre – La Fattoria degli Animali di Replicante teatro
(da “Animal Farm” di G. Orwell)
con Andrea Damarco e Alexine Dayné
a seguire: pubbliche riflessioni di Andrea Désandré
Ai nostri rappresentanti, democraticamente eletti, possiamo/dobbiamo affidare la “conduzione della nave”; ma non la rotta da scegliere e da seguire. L’unico mondo che vale la pena di sognare – e di tentare di realizzare – è un mondo in cui ognuno ha diritto di essere felice purché – quel diritto – lo possano avere anche tutti gli altri. Ma questo è possibile solo a patto che ognuno vigili incessantemente sul proprio sogno in una lucida e perenne veglia tesa verso un orizzonte da tenere sempre bene d’occhio perché, dietro ogni utopia, è in agguato la sua propria ombra: la distopia; che altro non è se non la realizzazione deformata di un sogno altrui che – pigramente, e stupidamente – credevamo il nostro.





